La confessione del papa

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Un gesto appena sfiorato come per chiedere alla gente in fila di attendere un attimo. E il Papa si dirige dal confessore, s’inginocchia per alcuni minuti e riceve il sacramento della riconciliazione. Poi si alza, con la stola viola, e comincia a confessare. Sono gesti piccoli, comuni, compiuti con estrema normalità. Inutile però nascondere lo stupore. Tanto più forte quanto più si è consapevoli della semplicità del gesto. È l’immagine del Papa che dà per primo l’esempio, ciò che rimane oggi del rito per la riconciliazione che si è svolto ieri pomeriggio nella Basilica vaticana, all’interno dell’iniziativa “24 ore per il Signore”.

Nel periodo della Quaresima la Chiesa rinnova l’appello alla conversione. “È la chiamata a cambiare vita – ha detto ieri Francesco -. Convertirsi non è questione di un momento o di un periodo dell’anno, è impegno che dura tutta la vita. Chi tra di noi può presumere di non essere peccatore? Nessuno”. Proprio così, nessuno. Nemmeno il Papa che continua a rompere i protocolli vaticani e a sorprendere. Non era mai successo che un Papa si confessasse in pubblico. Ma il suo stile è vita. Più delle parole, parlano i fatti. E in quell’inginocchiarsi ieri davanti al confessore, ha gridato al mondo non il suo essere peccatore ma la sua infinita fiducia nell’amore di Dio che vale per ogni uomoScreenshot_2

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